L'Italia è servita

Il 2020 ci sta offrendo uno spettacolo dell'Italia e degli italiani desolato e agghiacciante. Lo osservo come osserverei un cadavere, con un misto di disgusto, paura e morbosa curiosità.

In una crisi non risolvibile a colpi di pizza e mandolino, nella quale i suonatori dai balconi sono durati lo spazio di un servizio televisivo, l'italiano mostra il suo vero volto, quello di chi pensa solo al proprio orticello, quello di chi vuole tanti diritti e poche responsabilità e soprattutto quello di chi non vuole e non può fidarsi del prossimo. A un popolo del genere il Governo cerca di imporre l'ordine nella sola maniera concepibile: regole, leggi, decreti. Tuttavia così facendo esaspera anche quei poveretti che non si sentono parte del clima talebano venutosi a creare, gente responsabile che però mal sopporta continue polemiche, continue regolette, continue etichette. Del resto c'è poco da fare: il confine tra menefreghismo e ragionevole flessibilità è labile e il mare di leggi può essere prosciugato solo se ognuno è ragionevolmente sicuro di non essere inculato dal prossimo, una sicurezza che in Italia non esiste più da tempo.

Emblematico il caso del TAR del Lazio che si è dovuto esprimere sulla convenienza di misurare la febbre al pargolo a casa prima di uscire o a scuola. Se n'è dovuto occupare il TAR del Lazio, puttana eva!! Poi si parla e si straparla del Giappone, mah! Ai miei pargoli la febbre la misuriamo a casa, non ci è mai passato per l'anticamera del cervello di delegare questo mistico rituale a qualcun altro, in particolare perché mai ci siamo resi conto di quale pesante responsabilità fosse prendere un cazzo di termometro e misurare una cazzo di temperatura. Né abbiamo mai nutrito particolari dubbi sul fatto che altre famiglie facessero la stessa cosa con i propri figli. In Italia no, in Italia bisogna legiferare perché la gente vuole/deve pararsi il culo sempre e comunque. Welcome to the jungle.

Già lo sapevo eh: quando siamo tornati in Italia l'ultima volta, prima del casino, ci siamo resi conto che avremmo dovuto preparare un documento per dichiarare la presenza di mia moglie (extracomunitaria) a casa dei miei, da consegnare in questura. Perché? Perché si delega ai singoli quello che il governo dovrebbe fare, vale a dire regolare i flussi migratori. Visto che gli interessi di svariate lobby rendono l'impresa impossibile, uno non può portare sua moglie in vacanza in Italia senza dover presentare questo o quel formulario. Ovviamente la gente normale se ne batte il cazzo o lo fa malvolentieri. Sapete perché in Giappone non ho bisogno di informare la polizia quando i miei vengono in viaggio? Non lo so, suppongo che sia perché i giapponesi confidano nel lavoro delle loro autorità di frontiera??

E infine le mascherine per legge. Io sono un grande fan delle mascherine, che ho visto tutt'al più come una rottura di coglioni quando faceva caldo. Ma il mio atteggiamento nei loro confronti è sempre stato fluido, mi piace metterle specie l'inverno, però ogni tanto mi danno fastidio, può capitare che me le scordi o me le tiri giù per un po'. In tutti questi casi so che nessuno mi romperà le palle, al netto di poveri spostati di cui una comunità di 15 milioni di abitanti non può mancare e che comunque non ho mai incontrato.
In Italia no, in Italia dobbiamo creare le tifoserie: in Italia ti devi mettere ste cazzo di mascherine pure a casa quando vengono gli ospiti con multe fino a mille euro, rendendo odiosa una ragionevole precauzione pure a chi dopotutto non avrebbe niente in contrario! Dall'altra parte bambini scemi continuano a urlare quanto la loro libertà sia danneggiata dalle mascherine e a guardare dall'alto al basso chi invece le usa. Il fondamentalismo A contro il fondamentalismo B. E noi che siamo nel mezzo?

Non è possibile in Italia discutere serenamente su qualcosa, avere opinioni sfumate o moderate. Diventa anzi un segnale di ignavia. Ogni azione viene filtrata attraverso una lente ideologica: indossare o non indossare la mascherina non è più un semplice atto che si fa quando si ha o non si ha voglia, no diventa un dichiarazione politica, una presa di posizione sociale, come voler un controllo decente delle frontiere. Non solo, le persone vengono giudicate loro malgrado a partire da queste cazzate; un loro pensiero o un loro comportamento viene etichettato e infilato in un comodo box contenente tutta la merda che la tifoseria opposta associa a quel pensiero o quella azione, a torto o a ragione. Vuoi le frontiere sicure? Razzista! Un giorno ti sei messo la mascherina? Pecorone! Un giorno non te la sei messa? Untore! Ti piacerebbe vedere rispettate le regole? Fascista! Si parla solo per slogan, non esiste più spazio di confronto. L'unico obbiettivo è screditare l'interlocutore per avere ragione e così ricevere una piacevole scarica di adrenalina. Si chiude dunque alla comprensione reciproca e ci si arrocca sulle proprie posizioni, perché ammettere di avere torto o di essere in errore non è più parte di una dialettica naturale all'interno di un discorso. No, sbagliare diventa una sconfitta e un'umiliazione. E a nessuno va di subirle.

Ecco, il 2020 e il coronavirus mi hanno mostrato tutto ciò, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, ma lo hanno fatto in maniera plateale e per questo li ringrazio.

L'Italia è servita.