Complimenti
Adesso ditemi voi se vorreste trovarvi in Italia in una situazione di emergenza.
Guardo interedetto il macello che sta succedendo, rispondo evasivo alle domande di amici e colleghi giapponesi e intanto vedo intorno a me una società ancora funzionante e tiro un sospiro di sollievo.
Bellissimo sentire commenti come: "Visto cosa è successo? Visto che non era solo psicosi?" Mah, mi sembra invece che la situazione attuale sia stata proprio causata dalla psicosi. Senza la fuga generalizzata dal nord dei giorni scorsi, ma prima ancora se le persone avessero reagito con ordine senza prendere d'assalto i supermercati, se i giornali avessero evitato toni apocalittici per racimolare qualche click, avremmo ora un Paese intero in quarantena? Non credo.
Preferisco di gran lunga l'aplomb un po' fatalista dei Giapponesi. Mascherine introvabili e carta igienica difficile da reperire per un periodo, ma almeno vado al supermercato sereno, ragionevolmente sicuro di trovare da mangiare. Alcuni sbroccano, vedi i due sulla Yamanote che si sono messi a litigare perché uno aveva starnutito senza mascherina o il genio che, positivo al coronavirus, se ne è andato in giro per i kyabakura col preciso scopo di infettare gli altri. Purtroppo su 120 milioni di persone i coglioni li trovi sempre.
Speriamo che il grosso della gente regga, sono umani anche loro.
Numero dei contagi: i giapponesi (ma anche i tedeschi, i francesi, gli spagnoli ecc ecc) fanno meno test degli italiani? Al di là del fatto che i kit hanno un loro costo per cui non prendi passanti a caso per strada e li testi, la mia risposta è: e anche se fosse?
Abbiamo ben visto l'utilità di essere solerti, l'utilità di rendere pubblici certi dati: l'uomo della strada non ha la capacità di elabolarli. Ci pensa per lui una stampa criminale che ha tutto l'interesse a creare caos. Le persone impaurite iniziano a consultare i siti di news in maniera compulsiva per avere un indizio anche minimo che la situazione stia migliorando. Refresh, refresh, refresh. Visite alle stelle. Senza il panico la gente ricomincerebbe a pensare ai suoi cazzi, quindi le cose devono andare male.
Non dimentichiamo le minchiate pubblicate dai giornali 9 anni fa, in occasione di Fukushima. Sembrava che Tokyo fosse diventata un deserto atomico. I conoscenti italiani si stupivano quando dicevo che non sarei tornato. E vivevo ben lontano dal casino! Quindi, non mi stupisce né la reazione dei "milanesi" nel famoso video della stazione di un paio di giorni fa, né il comportamento dei giornali.
Per cui io dico meglio non darle certe informazioni, meglio minimizzare. Qual è l'alternativa? La consapevolezza? A che pro? La consapevolezza ha forse aiutato gli italiani a reagire meglio? A me sembra che abbia solo contribuito a scatenare il panico.
Ammettiamolo: non siamo in grado di gestire tutta questa informazione. Siamo immaturi.
Però siamo stati bravi e possiamo appuntarci al petto una bella medaglia per la nostra solerzia e trasparenza. Complimenti.
Guardo interedetto il macello che sta succedendo, rispondo evasivo alle domande di amici e colleghi giapponesi e intanto vedo intorno a me una società ancora funzionante e tiro un sospiro di sollievo.
Bellissimo sentire commenti come: "Visto cosa è successo? Visto che non era solo psicosi?" Mah, mi sembra invece che la situazione attuale sia stata proprio causata dalla psicosi. Senza la fuga generalizzata dal nord dei giorni scorsi, ma prima ancora se le persone avessero reagito con ordine senza prendere d'assalto i supermercati, se i giornali avessero evitato toni apocalittici per racimolare qualche click, avremmo ora un Paese intero in quarantena? Non credo.
Preferisco di gran lunga l'aplomb un po' fatalista dei Giapponesi. Mascherine introvabili e carta igienica difficile da reperire per un periodo, ma almeno vado al supermercato sereno, ragionevolmente sicuro di trovare da mangiare. Alcuni sbroccano, vedi i due sulla Yamanote che si sono messi a litigare perché uno aveva starnutito senza mascherina o il genio che, positivo al coronavirus, se ne è andato in giro per i kyabakura col preciso scopo di infettare gli altri. Purtroppo su 120 milioni di persone i coglioni li trovi sempre.
Speriamo che il grosso della gente regga, sono umani anche loro.
Numero dei contagi: i giapponesi (ma anche i tedeschi, i francesi, gli spagnoli ecc ecc) fanno meno test degli italiani? Al di là del fatto che i kit hanno un loro costo per cui non prendi passanti a caso per strada e li testi, la mia risposta è: e anche se fosse?
Abbiamo ben visto l'utilità di essere solerti, l'utilità di rendere pubblici certi dati: l'uomo della strada non ha la capacità di elabolarli. Ci pensa per lui una stampa criminale che ha tutto l'interesse a creare caos. Le persone impaurite iniziano a consultare i siti di news in maniera compulsiva per avere un indizio anche minimo che la situazione stia migliorando. Refresh, refresh, refresh. Visite alle stelle. Senza il panico la gente ricomincerebbe a pensare ai suoi cazzi, quindi le cose devono andare male.
Non dimentichiamo le minchiate pubblicate dai giornali 9 anni fa, in occasione di Fukushima. Sembrava che Tokyo fosse diventata un deserto atomico. I conoscenti italiani si stupivano quando dicevo che non sarei tornato. E vivevo ben lontano dal casino! Quindi, non mi stupisce né la reazione dei "milanesi" nel famoso video della stazione di un paio di giorni fa, né il comportamento dei giornali.
Per cui io dico meglio non darle certe informazioni, meglio minimizzare. Qual è l'alternativa? La consapevolezza? A che pro? La consapevolezza ha forse aiutato gli italiani a reagire meglio? A me sembra che abbia solo contribuito a scatenare il panico.
Ammettiamolo: non siamo in grado di gestire tutta questa informazione. Siamo immaturi.
Però siamo stati bravi e possiamo appuntarci al petto una bella medaglia per la nostra solerzia e trasparenza. Complimenti.