La psicosi
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| Vivere tota vita discendum est et, quod magis fortasse miraberis, tota vita discendum est mori. |
Qui in Giappone la psicosi sul coronavirus sta raggiungendo livelli imbarazzanti e rischia di fare danni peggiori della malattia in sé.
In azienda ci è stato "sconsigliato" di uscire a cena con clienti/fornitori e ne stava per nascere un'accesa discussione col mio capo: che cazzo vogliono? Intendono forse sindacare su come trascorro il mio tempo fuori dall'orario di lavoro? Sì, lo so, è un "vizietto" che le aziende nipponiche hanno, ma come intenderebbero procedere se per caso vado a bere fuori con dei clienti? Mi licenziano? E se invece non sono clienti va tutto bene? Comunque, questioni di lana caprina: non possono fare a meno di me.
Gente che prende ferie per non dover salire sul treno o che va a lavorare in moto (mah), eventi annullati, fiere e mostre rimandate a data da destinarsi.
Capisco anche come il Giappone si senta un po' ferito nell'orgoglio: finché il virus era in Cina era tutta colpa di quei "terronazzi ineducati". Adesso però viene fuori che una vecchiaccia maledetta di Chiba si è andata a fare un giro turistico a Shirakawa-go con 38.8 di febbre e al ritorno hanno scoperto che, oibò!, aveva il coronavirus! Certo che bisogna essere veramente delle merde.
Soprassediamo sulla gestione dell'emergenza sulla Diamond Princess, forse aspettavano che si ammalassero tutti per poi buttarci una bomba. Mah.
Beh io MI RIFIUTO. Rifiuto di farmi prendere dal panico. Ho la mia mascherina, mi disinfetto più volte al giorno le mani, il volto e persino la capoccia, ho i guanti, il cappello, faccio i gargarismi quando torno a casa, prendo tutte le ragionevoli precauzioni per evitare i malanni. Come si dovrebbe fare SEMPRE in realtà. Non esco molto, quello per carattere personale: non amo fare tardi la sera e detesto gli assembramenti, ma non è certo una novità.
Ciò detto, RIFIUTO di lasciare che siano il panico e la psicosi a guidare la mia vita, RIFIUTO di cambiare sensibilmente le mie abitudini per paura del virus. La morte, nostra e di chi amiamo, cammina sempre al nostro fianco e spesso la mattina, sulla porta di casa, mi trovo a pensare se quel giorno sarà il mio ultimo o se è l'ultima volta che vedo uno dei miei cari.
Io ci penso e cerco di convivere con l'idea nella maniera migliore possibile, costruisco il futuro e contemplo il passato senza disprezzare il presente, ma l'uomo della strada, i giapponesi poi figurarsi, non hanno il tempo di soffermarsi su queste cose, convinti di avere tutto il tempo dell'universo davanti, di essere immortali.
E quando questa immortalità viene inevitabilmente messa in discussione, scatta il panico. Lo so, è brutto aprire gli occhi, in particolare quando la sveglia è data da un agente subdolo come un virus. Crediamo che la morte sia una questione da vecchi, che ci sia sempre tempo per pensarci.
Beh, fermarsi a riflettere ogni tanto non sarebbe male: le persono muoiono ogni giorno ovunque, anche in posti e situazioni insospettabili, su un campo di calcetto, in casa per una caduta accidentale, su un marciapiede, investite da qualche vecchiaccio rincoglionito che ha scambiato l'accelleratore per il freno.
Ho una notizia per tutti: DOBBIAMO METTERCELA VIA. Prendere ragionevoli precauzioni, a seconda della gravità della situazione, è l'unica maniera per vivere sereni senza avere paura della propria ombra. Altrimenti dovrei indossare un casco anche quando esco a piedi, visto mai che un vaso mi cada in testa e mi accoppi.
AL MOMENTO la diffusione del virus in Giappone e le morti da esso causate (tre) non giustificano un cambio nelle abitudini da parte mia (uomo adulto e sano) che vada oltre lo stare attento a dove metto le mani, indossare la mascherina e disinfettare le parti del corpo più esposte. Così come il numero di persone investite ogni giorno in Giappone non giustifica da parte mia precauzioni ulteriori al controllare bene quando attraverso la strada, anche col semaforo verde.
Se voglio andare a bere andrò a bere, se voglio partecipare a un evento, parteciperò all'evento. Se mi becco il virus non sarà stato diverso da qualunque altro possibile, ma improbabile, incidente.
Poi guarderemo indietro e ripenseremo con un misto di divertimento e imbarazzo a come ci siamo fatti prendere dal panico quella volta del coronavirus. Eheh che schiocchi!
Ovviamente solo fino alla prossima emergenza.

